Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato mercoledì di non poter escludere tentativi della Federazione russa di interferire nelle elezioni dei Paesi dell’Unione europea, incluse quelle italiane, in coincidenza con un’inchiesta di Repubblica che ricostruisce i meccanismi con cui Mosca finanzierebbe reti di influencer online per orientare l’opinione pubblica contro il sostegno a Kyiv. Le due vicende, pur distinte, convergono sullo stesso tema: la crescente attenzione delle istituzioni italiane ed europee verso le nuove forme di disinformazione digitale in vista degli appuntamenti elettorali.
Parlando ai giornalisti a margine della riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Unione europea a Wicklow, in Irlanda, Tajani ha affermato di non escludere “che possano esserci tentativi da parte della Federazione russa di interferire nella vita democratica dei Paesi dell’Unione europea”, condizionando “con questa attività deprecabile la volontà popolare”. Il vicepremier ha precisato di non ritenersi “allarmista” né di considerare in corso una guerra, ma ha riconosciuto l’esistenza di “attacchi ibridi contro l’Europa”, che includerebbero attacchi informatici, sabotaggi e operazioni di spionaggio oltre alle campagne di disinformazione.
Secondo la ricostruzione del ministro, l’obiettivo di queste eventuali campagne non sarebbe soltanto colpire infrastrutture o apparati di sicurezza, ma indebolire la governabilità dei Paesi membri e la capacità dell’Unione di adottare una politica di sicurezza comune, anche favorendo forze politiche più vicine alle posizioni di Mosca. Tajani ha comunque espresso fiducia nella tenuta dell’elettorato italiano, sostenendo che i cittadini “non si faranno condizionare”, pur ribadendo la necessità di “vigilare” e collegando l’allerta alla recente riforma del ministero degli Esteri.
Tajani è tornato sul tema anche giovedì parlando a margine della sua missione in Egitto, sottolineando che la “guerra ibrida è in corso”, osservando che presso lo stesso dicastero italiano con la riforma entrata in vigore il primo gennaio è stata istituita “una direzione generale della sicurezza con una sala operativa che controlla e respinge tutti gli attacchi cyber che ci sono”.
Le distanze di Salvini e il caso Vannacci
Le parole di Tajani hanno trovato una risposta diversa da parte dell’altro vicepremier, Matteo Salvini, che ha parlato di un'”ansia anti-russa” che lo preoccupa, sottolineando di non voler dubitare della libertà di scelta degli elettori italiani, che a suo dire non hanno mai votato “per influenze russe, cinesi, americane, israeliane o palestinesi”. Il disallineamento tra i due vicepremier è emerso nello stesso giorno in cui il Financial Times ha dedicato un servizio al leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, descritto nel titolo come il “cavallo di Troia” di Mosca capace di mettere alla prova la tenuta del governo Meloni.
Il quotidiano britannico ha richiamato l’attenzione sulle posizioni di Vannacci a favore della riapertura dei canali commerciali con la Russia e sulla proposta di rivalutare gli impegni internazionali dell’Italia, compresa un’eventuale uscita dalla Nato, sostenendo che tali posizioni intercettano correnti di pacifismo e malcontento sociale. Vannacci ha replicato con toni sarcastici, respingendo l’accusa di essere un “candidato manciuriano” e ironizzando sul fatto che i servizi russi si sarebbero “accontentati” di far criticare a un generale italiano le bollette del carburante, invece di infiltrarsi nei vertici della Nato.
Il meccanismo dei finanziamenti agli influencer
Parallelamente al dibattito politico, un’inchiesta firmata da Gianluca Di Feo e Giuliano Foschini su Repubblica ha ricostruito quella che i due giornalisti definiscono una nuova frontiera della manipolazione digitale: il finanziamento e la crescita artificiale di creator di contenuti attraverso spot pubblicitari e acquisto di follower, allo scopo di costruire un ecosistema informativo capace di diffondere una narrazione favorevole al Cremlino senza lasciare tracce riconducibili a una sovvenzione politica. Secondo la ricostruzione, il meccanismo sfrutterebbe canali pubblicitari legali, come contratti, spot e fatture regolari tra società di comunicazione e singoli creator, rendendo particolarmente difficile distinguere un investimento commerciale ordinario da un’operazione di influenza politica.
L’inchiesta cita fonti dell’intelligence secondo cui l’obiettivo di questa strategia sarebbe minare la coesione dell’Unione europea, alimentando la tesi secondo cui il sostegno all’Ucraina sarebbe ingiustificato, inutile e pericoloso. In Italia, secondo Repubblica, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha già avviato un monitoraggio dei flussi economici pubblicitari, provenienti da fonti sia nazionali sia estere, destinati ad alimentare la disinformazione online, e almeno tre casi italiani sarebbero già stati oggetto di approfondimenti da parte degli apparati di sicurezza.
Il precedente delle elezioni rumene
Il caso più evidente di questo tipo di manipolazione, secondo la ricostruzione di Repubblica, riguarderebbe le elezioni presidenziali rumene del 2024, quando le autorità di Bucarest avrebbero individuato una campagna che coinvolgeva oltre cento influencer e pagamenti per centinaia di migliaia di dollari, transitati attraverso piattaforme normalmente utilizzate per mettere in contatto aziende e creator di contenuti. Il precedente romeno viene indicato come un modello di riferimento per comprendere come simili meccanismi potrebbero essere replicati in altri contesti elettorali europei, compreso quello italiano.
Il fenomeno, secondo l’inchiesta, sarebbe già arrivato all’attenzione dei vertici istituzionali italiani, consapevoli del rischio che un ecosistema informativo possa crescere attraverso strumenti legali senza lasciare l’impronta di un finanziamento politico riconoscibile. Le due vicende, quella della vigilanza politica annunciata da Tajani e quella della manipolazione pubblicitaria ricostruita da Repubblica, si intrecciano dunque in un quadro più ampio di attenzione istituzionale verso le nuove forme di ingerenza digitale alla vigilia dei prossimi appuntamenti elettorali italiani.

